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Wired Trends 2020: la trasformazione digitale non è questione di tecnologia ma di cultura
Post by: Infotech
08/01/2020 14:45

Nel terzo Wired Trends, sulla digital transformation, si è discusso delle sfide e delle criticità che le aziende stanno affrontando nell'abbracciare l'innovazione. Dal cloud ai provider e agli investimenti, come sarà il 2020?

Se √® vero che le tecnologie digitali aiutano le aziende a entrare in nuovi business, i dati raccontano che solo due aziende su tre¬†hanno completato (o perlomeno avviato) progetti in corso di trasformazione digitale, mentre un terzo delle realt√† imprenditoriali ancora non si sta muovendo. “Questo vuol dire che c'√® una parte non trascurabile delle nostre aziende che ancora sta rincorrendo l’evoluzione tecnologica”, ha spiegato il Ceo di Ipsos Nicola Neri, “e poi occorre tenere conto che almeno una parte dei progetti non sono di vera trasformazione, ma consistono di un pi√Ļ semplice taglia-costi attraverso piccole modifiche all’assetto aziendale”.

√ą stata questa la riflessione di apertura del terzo evento nell’ambito dei¬†Trends 2020¬†organizzati da¬†Wired Italia¬†insieme a¬†Ipsos: una serie di¬†otto appuntamenti¬†dedicati alle tendenze in arrivo e alle novit√† che dobbiamo aspettarci per il prossimo anno (tra i prossimi appuntamenti:¬†Telco,¬†Security¬†e¬†Insurance). Tema dell’incontro della mattinata, in particolare, √® stata la digital trasformation, nella sala tutta esaurita del¬†Milano Luiss Hub for makers and students.

“Il concetto di strategia digitale √® diverso dalla semplice introduzione di una tecnologia”, ha aggiunto¬†Ilaria Urgenti, Service line leader e Corporate reputation di Ipsos, “ma presuppone che ci sia una visione di medio e lungo termine”. Sul palco sono state raccolte e raccontate le principali sfide contemporanee della¬†metamorfosi digitale. Al primo posto c’√® senza dubbio il passaggio culturale, ossia far capire ad addetti e dipendenti quali sono gli aspetti su cui concentrarsi, allontanando allo stesso tempo lo spauracchio della sostituzione delle persone con la tecnologia. Poi ci sono il miglioramento delle competenze, l’indirizzamento dei capitali verso l’aggiornamento hi-tech e, non da ultime, le questioni organizzative.

“√ą fondamentale dare vita a nuovi processi organizzativi e a nuovi ecosistemi aziendale, in cui tutte le persone si sentano parte del processo di trasformazione, mettendo da parte l'efficientismo puro e analizzando l'impatto sull'attivit√† quotidiana dei lavoratori”, ha spiegato Urgenti. In conclusione del suo intervento, ha infine lanciato al pubblico alcune domande aperte, soprattutto sul fatto che i manager debbano badare prima al profitto o alla tutela dei lavoratori, e quali siano le direttrici specifiche di innovazione aziendale su cui vale davvero la pena concentrarsi.

Qualche indicazione in proposito √® arrivata da¬†Giorgio Girelli, general manager di Aruba Enterprise: “Le travi portanti della trasformazione digitale sono due, da una parte le infrastrutture e dall’altra la capacit√† di lavorare con metodologie e processi che garantiscano degli standard elevati. Consapevoli che non sempre esiste una soluzione giusta e universale, ma che serve una personalizzazione tanto tecnologica quanto in termini di gestione e governance, si √® discusso del nuovo ruolo dell’It service provider, che non √® pi√Ļ quello di offrire un mero servizio ma nel creare una partnership con l'azienda, affiancandola nel momento in cui incontra difficolt√† organizzative o culturali.

“Oggi non siamo pi√Ļ al tempo del web 1.0 con il concetto di biblioteca digitale”, ha chiarito Girelli, “ma siamo arrivati a una connettivit√† in cui le persone interagiscono con delle intelligenze artificiali e allo stesso tempo creano relazioni sociali con altre persone”. Ecco perch√© √® sbagliato confondere i concetti di trasformazione di digitale e di rifare le cose vecchie approfittando della tecnologia: “non stiamo parlando semplicemente di un togliere la carta o di singole iniziative a macchia di leopardo”, ha concluso, “ma di ripensare tutti i processi in modo completamente diverso, con una strategia chiara e con una flessibilit√† intrinseca by-design”.

Uno dei settori chiave del digitale oggi √® il cloud, la cui maturazione in termini di servizi offerti rende disponibili tutta una serie di building block utili per innovare, testare idee e salire rapidamente di scala, soprattutto quando si tratta dell'analisi dei big data. “Per ora i¬†settori che investono e spendono di pi√Ļ su questo fronte sono il manifatturiero e il finanziario-assicurativo, dove quest’ultimo ha gi√† raggiunto un soddisfacente livello di maturit√†”, ha sintetizzato¬†Alessandro Piva, direttore dell'osservatorio del PoliMi Cloud Transformation. “Pure le telecomunicazioni e i servizi media si stanno muovendo, anche se con volumi di investimento inferiori”.

Secondo i risultati di un’indagine condotta proprio dall’osservatorio meneghino, la digitalizzazione nelle startup italiane ci vede indietro rispetto a Stati Uniti, Cina e mondo anglosassone nella capacit√† di muovere venture capital. “Questi numeri sono indicativi del nostro dna e non sono una misura cos√¨ accurata di ci√≤ che le startup stanno facendo”, ha commentato Piva. “La realt√† √® meglio di quella che emerge, e vediamo un Paese che si sta muovendo grazie al digitale, spinto anche da una community di un centinaio di innovation manager, non solo a livello privato ma anche nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni”.

“Guardando al 2020”, ha aggiunto¬†Fabio Rizzotto, Associate vice president e Head of research & consulting di Idc Italia, “le priorit√† di business includono la customer satisfaction, la riduzione e l'ottimizzazione dei costi e poi lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi capaci di disegnare nuovi spazi digitali.

Anche se le opportunit√† hi-tech in linea di principio di lascano liberi di immaginare e pensare a qualunque novit√†, rispetto al passato stanno iniziando a prevalere soluzioni diverse.¬†“Il nuovo habitat della trasformazione digitale non √® pi√Ļ il datacenter puro, ma un ambiente liquido come quello dell'edge, ha annunciato Rizzotto. E ci√≤, come √® stato spiegato sul palco, vuol dire che se davvero si vuole fare innovazione non basta pi√Ļ gestire un bel data center, ma occorre portare anche un po' di tecnologia all’esterno, pi√Ļ vicino a dove i dati vengono generati o ‚Äď banalmente ‚Äď pi√Ļ vicino alle persone.

Non tutto sembra cos√¨ facile, purtroppo: “La sfida pi√Ļ grande, soprattutto per le imprese con una storia e una lunga tradizione, √® intraprendere un percorso di migrazione sapendo che queste non opereranno con un singolo provider, ma avranno un numero di relazioni molto elevato con partner diversi”. Che fare allora? “Per non complicarci la vita”, ha concluso Rizzotto, “dobbiamo fare in modo che le imprese trovino un modo per facilitare questi processi, e non a caso¬†gli investimenti si stanno spostando dall'ambito delle risorse a quello dei provider.

Entrando nel merito di come la trasformazione digitale apra a nuove opportunit√† di fare business, i primi colossi che vengono alla mente sono aziende del calibro di Google, Facebook o Netflix. “In realt√† queste aziende hanno caratteristiche che sono comuni anche a realt√† pi√Ļ piccole”, ha chiarito subito¬†Davide Casaleggio,¬†Presidente della Casaleggio Associati, che ha da poco concluso una ricerca proprio sulle cosiddette smart company.

Davide Casaleggio (foto: Senia Ferrante)

“Un tratto comune alle imprese innovative √® la capitalizzazione di mercato per singolo dipendente, che √® molto pi√Ļ alta rispetto alle altre aziende del medesimo settore”, ha continuato. “E l’altra caratteristica √® il non avere asset¬†o il possedere solo quelli strettamente strategici, come hanno dimostrato Uber con i taxi, AirBnb con gli appartamenti, Amazon con i magazzini e Tesla con le Gigafactory per le batterie. A tutto ci√≤ va aggiunta la capacit√† di automatizzare tutto l’automatizzabile”.

Tra le tante considerazioni emerse a proposito di digital transformation, si √® sottolineata l’importanza di “iniziare a investire per far partire un ecosistema generale, perch√© le statistiche ci dicono che “l’innovazione arriva dai Paesi dove si punta su ricerca e sviluppo”. Se l’Italia √® ferma intorno ai 200milioni di euro di investimento annuo sin venture capital, ossia a un ventesimo della Francia e a un quarantesimo del Regno Unito, il tema va affrontato. “Ma non basta limitarsi a trovare delle scuse per non innovare”, ha sottolineato Casaleggio, “perch√© oggi √® possibile raggiungere una buona¬†capacit√† di finanziamento anche in Italia,¬†e poi pi√Ļ che i soli soldi √® importante avere le idee. Il tema vero √® non limitarci a subire l'innovazione”.

L’intervento conclusivo della mattinata ha avuto come protagonista¬†Roberta Cocco, Assessora alla trasformazione digitale e servizi civici del Comune di Milano. “Il tema della competenze √® fondamentale”, ha esordito, “perch√© all’interno della pubblica amministrazione abbiamo un'et√† media molto alta e per molti anni abbiamo avuto un blocco delle assunzioni. Mi fa piacere che una delle prime tornate di assunzioni del Comune sia stata nell'ambito dell'informatica e del digitale, perch√© se nel privato √® pi√Ļ facile assumere le persone quando se ne ha bisogno, nel pubblico la situazione √® pi√Ļ complessa e va gestita con lungimiranza”.

Sono molti gli esempi raccontati sul palco di come un ente pubblico possa innovarsi digitalmente, dal¬†Sistema pubblico di identit√† digitale (lo Spid) al Fascicolo del cittadino, passando anche da un’anagrafe statica a un modello dinamico in cui i documenti vengano generati pescando sul momento le informazioni dai database. “La nostra killer application, quella pi√Ļ vincente, √® PagoPa, attraverso cui sono gi√† transitati oltre 700 milioni di euro”, ha raccontato Cocco.

Se da un lato si √® sottolineata l’importanza della comunicazione per conquistare la fiducia del cittadino, con l’esempio della campagna in stile Il milanese imbruttito, dall’altro si √® parlato anche di ci√≤ che pu√≤ fare la differenza tra il successo e il fallimento in un progetto di trasformazione digitale. “Non ho mai visto, n√© nel pubblico n√© nel privato, un progetto fallire per colpa della tecnologia, ma ne ho visti fallire tanti quando non c’era un sufficiente accompagnamento. E se parliamo di un ente pubblico, ci√≤ vale sia per i cittadini a cui ci si rivolge sia per il personale interno”, ha concluso Cocco.

La mattinata organizzata da¬†Wired¬†e Ipsos √® stata anche l'occasione per parlare di trasformazione digitale delle imprese di materassi, di come sfruttare al meglio i dati, di come prepararsi agli aggiornamenti normativi e di bot impiegati dalle assicurazioni.¬†Qui, invece, il riassunto dei primi due eventi Wired Trends, dedicati al retail¬†e all’energia.

Wired Trends 2020
In collaborazione con Ipsos

Official Partner: Aruba.it

Main Partner:
Adecco | Edison | Fastweb | Hp | Nexi | Reale Mutua | WaveMaker

Supporting Partner:
ItaliaCamp | Urban Vision


Fonte: WIRED.it
 
 
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