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La torinese Ovolab acquista Anobii, il social dei libri
Post by: Infotech
01/06/2019 14:45

Anobii, la comunità di lettori di libri di tutto il mondo - ma la maggior parte sono italiani - ha trovato la sua nuova casa a Torino.

Il social media dei libri, che dal 2014 era di proprietà del gruppo Mondadori, dalla fine del mese è stato acquisito dalla torinese Ovolab, società per lo sviluppo software nata nel 2002 e con una storia interessante, che si intreccia con quella della stessa Anobii. Ma andiamo con ordine.

Anobii è nata nel 2006 a Hong Kong: uno dei primi esempi di Web 2.0 e idea brillante di Greg Sung, erede di una dinastia di intellettuali e accademici cinesi. Sung ha studiato negli Usa, si è laureato in economia e ha lavorato brevemente alla Compaq (subito prima che venisse comprata da Hp, nel 2001). Ma aveva nel sangue l’idea della startup e nel 2006 ha creato aNobii (all’epoca si scriveva così, invertendo la maiuscola al’inizio), con un gioco di parole sull’espressione inglese che indica i lettori seriali: “bookworm”, tarli dei libri. E l’Anobium punctatum è il tarlo della carta. I primi anni Duemila erano quelli in cui i grandi social stavano nascendo e non c’era ancora un monopolio delle relazioni in rete: Facebook, Twitter, ma anche Wikipedia, Amazon e Internet Movie Database (IMDB) erano relativamente piccoli e chiunque poteva avere successo.

Sung era rimasto affascinato dall’idea di costruire un sito nel quale gli utenti potessero scambiarsi informazioni: sapere chi altro avesse letto un certo libro, sapere le loro impressioni, farsi segnalare altri libri. Nasce così Anobii, che si ingrandisce molto velocemente: una dozzina le lingue, cresce grazie al passaparola e si trasforma da startup in una vera comunità di utenti. Nel 2011 Sung vende il social a una società inglese di HMV, con dentro i grandi gruppi editoriali britannici: HarperCollins, Penguin e Random House. Se ne occupa un italiano: Matteo Berlucchi. Il social cresce molto anche nel nostro Paese, tanto che a giugno varie aziende (anche italiane) pensano che l’acquisto possa essere una interessante opportunità. Manca però un modello di business e il social in quel momento è solo un costo, non produce utili. A giugno del 2012 la seconda catena di supermercati britannici, Sainsbury’s, lo compra per una sterlina, cifra simbolica che evidenzia sino a quel momento la mancanza di un business model. Sainsbury’s lo tiene tiene due anni e poi lo cede a Mondadori nel marzo del 2014.

E arriviamo a oggi, quando Ovolab acquista Anobii per una cifra non resa pubblica da Mondadori. A oggi il social dei libri è popolato da circa un milione di utenti attivi, il 40% dei quali sono italiani. Ogni giorno aggiungono settemila nuovi libri e sono arrivati a un totale di 11 milioni di schede (ma nel mondo si stima che ne siano stati scritti un miliardo e mezzo, quindi di strada ce n’è ancora da fare).

Ma cosa vuole fare Ovolab? La società torinese è nata nel 2002 dall’idea di un piccolo gruppo di programmatori: due nomi storici dello sviluppo di software per il Macintosh, Alberto Ricci e Marco Piovanelli (che è l’attuale Cto), a cui poi si è aggiunto il più giovane Matteo Da Pont, attuale Ceo di Ovolab. «Siamo nati per sviluppare software – dice Piovanelli – e prodotti hardware come il nostro ormai storico Ovolab Phlink, una soluzione hardware e software per rispondere alle telefonate su linea fissa dal Mac e che faceva da segreteria telefonica digitale. Abbiamo anche realizzato Geophoto, una app per geolocalizzare le foto e posizionarle su una mappa virtuale, in anticipo sui tempi perché ancora non c’erano l’iPhone e gli altri smartphone con fotocamera e soprattutto Gps. A partire dal 2008 siamo entrati fin dal giorno 1 nell’app store: da esperti di Mac a esperti di iOS e poi anche di Android».

In questa fase uno dei clienti di Ovolab era proprio Sainsbury’s, con la quale l’azienda aveva collaborato per realizzare un progetto di app che oggi diremmo visionaria: «Lavorammo mesi - dice Piovanelli - per realizzare una nuova versione dell’app che doveva integrare anche un reader di eBook, per consentire non solo di schedare ma anche di comprare e leggere i libri. Poi Sainsbury’s decise di vendere e bloccò lo sviluppo quando era praticamente finito. Avevamo pianificato anche uno dei primissimi sistemi per la lettura automatica del libro, con l’endorsement dell’associazione non vedenti britannica. Non ha mai visto la luce e ci abbiamo lasciato un pezzo di cuore».

La storia di Anobii avrebbe potuto essere molto diversa, anche perché c’era un investimento personale: «Sia io - dice Piovanelli – che materialmente avevo scritto il software, che il nostro designer che aveva curato l’interfaccia, eravamo (e perlomeno io sono ancora) appassionati di Anobii». È una storia personale: «Con un gruppo di amici ex normalisti di Pisa – dice Piovanelli – eravamo tutti sul social, ognuno con il suo scaffale di libri. Alcuni fuori commercio, alcuni anche rari e impossibili da schedare usando il codice Isbn perché stampati prima che venisse creato lo standard. Negli anni mi hanno scritto tante persone per chiedermi se volevo scambiare o vendere alcuni dei miei libri. È una comunità molto interessante e piacevole».

La strada di Ovolab e di Anobii si sono separate dopo Sainsbury’s, ed è cominciata la fase in cui il sito ha cominciato a “perdere pezzi”. Pochi aggiornamenti al software, bug e problemi trascurati o non risolti: la comunità ha cominciato a rimpiangere i tempi d’oro di Sung e molti utenti sono migrati su altre piattaforme. Ancora oggi sui social tradizionali si intercettano facilmente: “Avete distrutto aNobii, che era un’oasi, un gioiello” scrive su Facebook Titti T, mentre Walter scrive: “Anobii sarà considerato un caso di scuola: il più eclatante se non l’unico esempio di come persone incapaci sono riuscite a peggiorare drammaticamente un social che in precedenza funzionava perfettamente”. E Patrizia aggiunge: “Mondadori lentamente ma progressivamente ha fatto fuori un luogo che nella sua semplicità dal 2007 viveva di contatti gruppi amicizie”.

Poi arriva Ovolab. Perché avete comprato Anobii? «Avevamo nostalgia di lavorare sul software e su qualcosa che ci desse soddisfazione: è il nostro primo progetto al 100%, possiamo decidere tutto», dice Piovanelli.

E adesso cosa succede? «Adesso dobbiamo migrare i server, rimettere a posto il software, riscrivere le app, uscire dalla fase di beta permanente in cui il sito è da anni. Bisogna fare insomma quel che serve per rimettere tutto in ordine, eliminare i bug, fare in modo che il social funzioni senza interruzioni o errori. Poi possiamo pensare al futuro».

Nel futuro, cioè fra tre o quattro anni, Ovolab ha alcune ambizioni: «Prima di comprare Anobii abbiamo fatto delle ricerche, abbiamo guardato cosa fanno gli altri, come Goodreads (che è stato comprato da Amazon) o altri che sono stati presi per essere chiusi. Il nostro obiettivo invece è far crescere ancora la comunità di Anobii come prima. Le idee sono tante: dopo aver migliorato il sito web e le app vogliamo recuperare gli anobiani che sono scappati con la qualità del servizio e dopo introdurre delle novità».

Ad esempio? «Vorremmo coinvolgere - conclude Piovanelli – oltre ai lettori anche gli autori, le librerie indipendenti e i piccoli editori. Mi piacerebbe che Anobii potesse diventare il posto dove le librerie che sono ai margini del sistema possano trovare uno spazio, dove gli autori che scrivono libri normali e non solo dei bestseller possano far sentire la loro voce, coinvolgere le biblioteche pubbliche, le fondazioni, magari creare un sistema interno di scambio e prestito di libri. Vorrei che riuscissimo a riaccendere la magia di quella Anobii che mi ha conquistato quando è nata, tredici anni fa».


 
 
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